mercoledì 7 gennaio 2009

1° puntata - L'avventurosa storia del Tempo Pieno raccontata da Guido Piraccini

Nei primi anni ’60, ancora all’università, ebbi l’avventura di entrare a insegnare nella neonata scuola media unica, varata proprio in quegli anni dal primo governo di centro-sinistra (Democrazia Cristiana e Partito Socialista).
Dato che la nuova scuola media unica o unificata - allora non si sapeva neanche bene come chiamarla - aveva bisogno di insegnanti e non ce n’erano a sufficienza, già chi era prossimo alla laurea veniva chiamato a insegnare. Fu così che entrai nel mondo della scuola.
Prima che venisse introdotto il modello della scuola media unica la stragrande maggioranza dei ragazzi non proseguiva dopo le elementari: pochissimi accedevano alla scuola media triennale dopo aver superato un difficile esame d’ammissione alla scuola media, pochi altri si iscrivevano all’avviamento al lavoro, tre anni successivi alle elementari, senza possibilità di proseguire oltre. La maggioranza dei ragazzi restava a casa o cominciava a lavorare.
Finalmente si dava seguito al dettato costituzionale che prevede almeno otto anni di istruzione obbligatoria e gratuiita per tutti
Ma il modello della nuova scuola media unica non teneva conto delle esperienze di sesta, settima e ottava, che avevano visto già negli anni cinquanta insegnanti elementari proseguire dopo la quinta elementare con alunni adolescenti e che erano state un successo proprio per la continuità tra i due percorsi scolastici. No, la scuola media unica venne come fotocopiata dal sistema della scuola secondaria che allora era la scuola delle élite, non la scuola di tutti e per tutti. E proprio perché la sua organizzazione deriva dall’impostazione del liceo, ancora oggi la scuola media è chiamata scuola secondaria di primo grado.
Benché, essendo pochi gli insegnanti in quel periodo, io abbia avuto la fortuna di insegnare lettere, educazione fisica ed educazione musicale, e quindi di fare un po’ il maestro, questa mia esperienza alla scuola media mi fece dire: tutto questo non fa per me, convinto che la frammentazione non è la proposta adatta per gli alunni nella fascia di età pre-adolescenziale.
Il 30 – 40% di allievi bocciati ogni anno fu il dato permanente della prima scuola media unica.
La “ Lettera ad una professoressa” di Don Milani, uscita nel 1967, colpì a sangue quel modello.
Quindi feci un’altra scelta ed entrai dentro alla scuola elementare.
Qui eravamo all’opposto della scuola media: finalmente il maestro governa un po’ tutto. Ma scoprii subito che il maestro unico è troppo solo.
Per fortuna, sul finire degli anni ’60 mi trasferii a Torino, e proprio qui a Torino, nel quartiere delle Vallette, dentro la scuola elementare Nino Costa un gruppo di bravissimi insegnanti si rese conto che alla solitudine del maestro si doveva dare soluzione.
(Nota biografica: Guido Piraccini è nato nel 1939. Ha insegnato per molti anni e dal 1979 al 2007 è stato Direttore Didattico del Circolo "Anna Frank" di Torino. Ha pubblicato articoli e saggi sul tempo pieno. E’ redattore della rubrica "Scuola e salute" sulla rivista "Promozione Salute" di CIPES Piemonte).

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